![]() | Nuovi sviluppi per la biometriaNews - 13 maggio - Un team della University of Southampton sta studiando una nuova tecnica biometrica che usa l'orecchio umano come modo d'identificazione. |
Ha per questo già ricevuto finanziamenti da parte dell'Engineering and Physical Sciences Research Council, per scoprire se le cosiddette emissioni otoacustiche (OAE) possono essere utilizzate come tecnologia biometrica in alternativa alle impronte digitali e al riconoscimento dell'iride.
Secondo un report pubblicato da New Scientist attraverso un particolare dispositivo applicato sul telefono ed in grado di produrre una serie di brevi click nell'orecchio del destinatario potrebbe essere possibile riconoscere che la persona all'altro capo sia quella che effettivamente dichiara di essere.
E' un'idea è basata sulle cosiddette emissioni otoacustiche (OAE), ossia i suoni generati nell'orecchio che si emanano dall'interno della struttura spirale nell'orecchio interno. Tipicamente, i suoni che entrano nell'orecchio causano la vibrazione di alcune cellule (chiamate ciliate esterne) e tali vibrazioni vengono convertite in segnali elettrici trasmessi lungo il nervo uditivo, consentendo la percezione del suono. Non solo, queste cellule creano anche dei propri suoni mentre si espandono e si contraggono. La teoria su cui si basa quest'analisi è che microfoni supersensibili siano in grado di riconoscere questi suoni
Certamente ci sono ancora molti dubbi associati a questo approccio. Ad esempio alcuni soggetti, che anno bevuto alcolici, hanno delle emissioni indebolite. Non solo, diversi farmaci possono alterare l'ampiezza delle OAE così come infezioni uditive o cerume.
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